"Sì, si piglia il pane raffermo e si mette in bagno..."

"Cosa è raffermo?"

"Il pane di ieri, quello avanzato! Si taglia a tocchettini, a pezzettini, e si mette in bagno. E si aspetta. Poi si strizza e si condisce con l'olio e la cipolla, ma io ci metto anche il pomodoro".

La nonna afferrò i pezzi di pane tagliati sul marmo della tavola di cucina. Li mise in ammollo nella ciotola. Gli occhi celesti, ancora vivaci tra le ragnatele di rughe guardavano la giovane donna bionda che con lo sguardo stupito cercava di capire i segreti di quella..." />

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di zoe Blogger

La panzanella secondo la nonna

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"Raffermo?"

"Sì, si piglia il pane raffermo e si mette in bagno..."

"Cosa è raffermo?"

"Il pane di ieri, quello avanzato! Si taglia a tocchettini, a pezzettini, e si mette in bagno. E si aspetta. Poi si strizza e si condisce con l'olio e la cipolla, ma io ci metto anche il pomodoro".

La nonna afferrò i pezzi di pane tagliati sul marmo della tavola di cucina. Li mise in ammollo nella ciotola. Gli occhi celesti, ancora vivaci tra le ragnatele di rughe guardavano la giovane donna bionda che con lo sguardo stupito cercava di capire i segreti di quella cucina semplice e contadina. Era la zia Gerta (di Germania come diceva mio cugino Fabrizio) da poco sposata con mio zio Renzo, il figlio più piccolo della nonna. La zia Gerta che sembrava raddoppiare, in tutti i sensi, la nonna guardava le mani veloci che tagliavano il pane a "tocchetti", i pezzi di pomodoro e anche il cetriolo (il "treciolo" come continuava a chiamarlo la nonna) e la cipolla che metteva a parte, in una piccola scodella che avrebbe portato in tavola per chi volesse aggiungerli alla panzanella, perchè sapeva che a noi bambini la cipolla non piaceva.

La panzanella era il piatto di benvenuto che la nonna preparava in estate quando si trasferiva dalla casa di vicolo delle Vergini a San Gimignano alla casetta in campagna, pochi chilometri sotto le torri, tra le colline verde chiaro e le strade sterrate e polverose. Quella era, secondo mio cugino, la "residenza estiva" della nostra grande famiglia. In realtà la casa era piccola perché i nonni potevano usare solo il piano superiore. Alla nonna non piaceva cucinare, ma sapeva che la panzanella era il piatto che a noi bambini piaceva di più. E così anche quell'agosto di fine anni Sessanta preparò il pane, l'olio, il sale, il pepe (ma poco) e i pomodori e iniziò il rituale sotto gli occhi attenti della biondissima zia Gerta.

La preparò con più cura e con una lentezza che oggi direi somigliare ad un rituale di meditazione. Poi una volta pronta, mentre la luce fuori della piccola colonica diventava sempre più potente, portò in tavola il suo capolavoro.

Attorno al tavolo eravamo in 12. La panzanella era stata divisa in due ciotole. Nel centro della tavola, tra il vino e l'acqua, i piatti con gli anelli di cipolla e le rondelline di "treciolo". La panzanella era il piatto oltre che di benvenuto anche delle buone notizie: il matrimonio degli zii Gerta e Renzo era stato annunciato proprio l'estate precedente, la nascita di mia cugina era stata celebrata a tavola due estati prima e ora eravamo sicuri che la nonna avrebbe annunciato qualcosa. Ma non sapevamo che quell'estate sarebbe stata l'ultima volta attorno al tavolo campagnolo.

"Prima di iniziare a mangiare" disse la nonna "volevo dirvi che io e il nonno abbiamo venduto la casa, questa casa. Questa sarà l'ultima estate che passeremo tutti insieme qui". Ci guardammo con stupore io e mio cugino Fabrizio: allora niente più panzanella?

Quella fu l'ultima panzanella di mia nonna che morì dopo pochi mesi. Ed è per questo che ogni estate, per l'esattezza il 21 giugno, la celebro preparando la panzanella della nonna con i sapori della Toscana e lo faccio utilizzando il pane raffermo, anche se mio marito esperto di cucina dice che è meglio prepararla con il pane di giornata, ma la mia panzanella è un piccolo omaggio al ricordo di quella donna che, come me, non sapeva cucinare.

Ingredienti

Circa 500 gr di pane avanzato del giorno prima, tre pomodori di cui uno da insalata, olio, basilico, sale e pepe, cipolla tagliata a rondelline.

Si taglia il pane a tocchettini e si mette in una terrina coperto di acqua. Poi con le mani si strizza il pane per togliere l'acqua in eccesso e lo si mette in un'altra ciotola. Quando tutto il pane strizzato è stato travasato nella ciotola si aggiungono: olio, sale e pepe, i pomodori a tocchettini e le rondelline di cipolla e si mescola. Si guarnisce con foglie di basilic

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